io ti consiglio di provare....

per chi non ha tempo o non vuole perdere tempo

SERVIZIO UTILE PER IL SOCCORSO A PERSONA

SERVIZIO UTILE PER IL SOCCORSO A PERSONA

Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto spesso, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un Cellulare,
ma loro non sanno chi contattare tra la lista interminabile dei numeri salvati nella rubrica.
Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.

Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE ( In Case of Emergency).


E' sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona che operatori delle ambulanze, polizia, pompieri o primi soccorritori potrebbero contattare.

In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare la definizione ICE1, ICE2, ICE3, etc....

Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile.E' una buona idea ed è anche promossa dalle autorità preposte al soccorso.


Fate circolare (magari inviando via e-mail a tutti i vostri contatti)la notizia in modo che questo comportamento diventi un'abitudine diffusa .


Ciao a tutti

storia di una rosa

C’era una volta un giardino lungo e stretto.
Era delimitato, ad est, dal muro di una casa di mattoni rossi e, ad ovest, da un basso muretto con la ringhiera coperta da una vite canadese. Sul bordo nord c’era un gelsomino, che in realtà era un falso gelsomino, perché aveva fiori gialli e poco profumati. A sud, invece, troneggiava un albero di calicanto che quasi impediva l’ingresso nel giardino. Si contavano poi tre piante di ortensie, una camelia, violette, tulipani, mughetti e narcisi e quattro piante di rose, una gialla, una bianca, una rosa e una arancione. Avevano sole e ombra a sufficienza, e acqua ogni volta che avevano sete, perché la persona che si prendeva cura di loro, lo faceva con amore.
Chi soffriva di più era la rosa bianca. Sole, ne vedeva poco perché era quella più a nord e, a volte, riceveva anche poca acqua perché la pompa era corta e le arrivava soltanto una pioggerellina leggera, insufficiente per una pianta che doveva e voleva crescere.
Le altre rose la prendevano in giro perché faceva pochi fiori: tutti gli sforzi erano concentrati a crescere verso l’alto, alla ricerca di un raggio di sole. “È inutile che ti sforzi” – le dicevano le altre rose – “se non ti decidi a fare più fiori, alla fine ti taglieranno!”. Ma lei si ostinava e allungava i rami verso il cielo. “Voglio diventare più alta della camelia” – pensava – “più alta del calicanto, così vedrò finalmente i raggi del sole”.
Tutte le piante di quel giardino lungo e stretto si prendevano gioco di lei, ma la padrona di quel giardino sembrava capire quale fosse il suo desiderio. Così, quando arrivava il momento della potatura, le tagliava i rami più bassi e lasciava che gli altri andassero verso il cielo.
Un giorno d’inverno arrivò da sud un vento gelido che preannunciava l’arrivo della strega Brina e dello stregone Ghiaccio. Nessuno se li aspettava, soprattutto da sud. Le rose cominciarono a soffrire il freddo: il ghiaccio e la neve le coprivano e le piegavano, come del resto le altre piante. Unica la rosa bianca resisteva perché aveva solo due rami che andavano verso il cielo e la neve e il ghiaccio non riuscivano a piegarla con il loro peso. Non appena cercavano di posarsi su di lei, bastava un leggero soffio di vento per liberarla.
Prima morì la rosa gialla, poi quella arancio, poi la rosa e infine le ortensie. Sì, solo la rosa bianca resistette.
Passato l’inverno, le altre rose vennero tagliate.
Dunque rimase lei soltanto, la rosa bianca. Con la sua tenacia aveva sconfitto lo stregone Ghiaccio e si era finalmente guadagnata il rispetto delle altre piante e dei fiori di quel giardino lungo e stretto.

auguri

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